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Burma bloggers, per non dimenticare la lotta continua contro la repressione

Jotman,vive tra la Birmania e Thailandia e ha appena vinto il “Premio Speciale - Reporters Sans Frontieres”, di Best of Blogs (BOBs), il concorso internazionale organizzato ogni anno dalla Tv di stato tedesca.
. Da mesi il suo blog racconta l’evoluzione della crisi birmana. Basta scorrere gli ultimi post per rendersi conto di come la situazione continui ad essere drammatica, nonostante la copertura dei grandi media occidentali sia vistosamente scemata. Jotman di recente ha intervistato il leader della proteste di settembre dei monaci, ora esule in Thailandia: si chiama Ashin Kovida, ha 24 anni e in questo video racconta la sommossa dal suo punto di vista.

A proposito di punti di vista, in questo post l’autore di Fifty viss spiega fin dove si sta spingendo la contropropaganda governativa: “Oggi ho notato una novità su Myanmar.com, il portale ufficiale del governo birmano. Una pagina titolata “Photo@Myanmar.com” contiene una serie di immagini contro le proteste, il governo americano, i media occidentali (particolarmente la Bbc,Voice of America
e Radio Free Asia, le tre principali emittenti radiofoniche in Birmania) e la guerra in Iraq”. In effetti, diversi fotomontaggi giustappongono foto delle guerre in Afghanistan o di Abu-Ghraib a quelle di una Birmania ricca e florida (per lo più palazzi fatti costruire nella nuova capitale, spiega l’autore del blog). A seguire domande del tipo: “Puntiamo al progresso o al declino?”.

In questo filmato una annunciatrice mette in guardia dalla fonti d’informazione occidentali:

qui

Negli ultimi giorni a calamitare l’interesse dei blogger è stato per lo più il summit
dell’Asean
(Associazione dei paesi del sud-est asiatico). Su molti siti si sono moltiplicate le manifestazioni, gli appelli (e le speranze) per una dura presa di posizione da parte dei paesi limitrofi, se non altro sulla questione della violazione dei diritti umani. Ma, al di là di alcune dichiarazioni formali, l’incontro si è concluso con un nulla di fatto. Anzi il regime di Myanmar è riuscito a far cancellare
un incontro con l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Ibrahim Gambari. L’Ue e l’Asean hanno comunque diffuso una dichiarazione congiunta in cui chiedono la liberazione dei detenuti politici in Birmania. Riproponendo la foto del vertice, l’autore di ko htike
chiede (sarcasticamente) ai lettori: “Cosa c’è di strano in questa immagine?” Risposta: “Tutte le mani dei leader sono nella giusta posizione tranne quelle di Thein Sein (generale della Birmania, il quarto da destra, ndr). Questo per dire che la giunta sta andando contro tutti. O sbaglio?”. In effetti, i generali continuano ad andare avanti per la loro strada. E ad usare le maniere forti, con gli omicidi e gli arresti di massa a farla da padrone. Democratic Voice of Burma, l’agenzia di giornalisti birmani esuli da anni in Norvegia, racconta
del cruento intervento della polizia al concerto di un noto rapper locale (G-Tone) che è stato portato via per aver mostrato al pubblico un tatuaggio con due mani giunte in segno di preghiera. E, si sa, di questi tempi il regime non apprezza molto i riferimenti espliciti alla religione. Che il clima continui ad essere molto pesante sono in tanti a spiegarlo. Questo blog parla esplicitamente di “genocidio birmano”. Altrettanto forti le parole di May Nyane (tradotto qui in inglese): “Durante il giorno di luna piena della scorsa settimana c’è stato spargimento di sangue in Birmania. Il dolore è stato stato devastante: in tutta la mia vita di 40 anni non mi sono mai ritrovata a provare sensazioni così estreme di tristezza, agonia, imbarazzo e ansia”.

Panorama.it

~ di ladycleopatra su Novembre 23, 2007.

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