Il sesso dei tedeschi alla mercé degli Usa

Accordo Berlino-Washington sui dati personali nella lotta al terrorismo

Passi per nome, cognome e nazionalità. Passi, volendo, anche per le impronte digitali. Ma il motivo per cui, in futuro, le autorità statunitensi potranno scoprire persino l’orientamento e le pratiche sessuali dei tedeschi sospettati di terrorismo resta un mistero. Fatto sta che l’autorizzazione a conoscere la vita intima dei cittadini è arrivata direttamente dal governo di Berlino, nel più completo silenzio. L’ 11 marzo i ministri degli Interni e della Giustizia, Wolfgang Schäuble e Brigitte Zypries, hanno firmato con i colleghi statunitensi per la Sicurezza nazionale e per la Giustizia, Michael Chertoff e Michael Mukasey, un accordo per la lotta al terrorismo.

L’intesa, che consente ai due Paesi uno scambio più rapido di informazioni sensibili, tra cui i profili del Dna dei sospetti, contiene alcuni passaggi rimasti finora segreti. Come l’articolo 12. Anche i dati personali relativi a «razza o provenienza etnica, opinioni politiche, religiose o altre convinzioni», come pure quelli riguardanti «appartenenza sindacale, stato di salute o vita sessuale» potranno essere scambiati, «se rilevanti ai fini dell’accordo», si legge nel testo. Non è chiaro come Berlino possa ricostruire i profili sessuali dei suoi cittadini né in che misura tali dettagli possano aiutare a combattere il terrorismo internazionale.

In ogni caso la notizia, rivelata dal settimanale «Der Spiegel» nel suo nuovo numero e confermata dal Ministero federale degli Interni, ha già scatenato polemiche in Germania. Per Michael Sommer, capo della confederazione sindacale Dgb, «il fatto che il governo possa comunicare agli Usa l’appartenenza sindacale dei cittadini tedeschi è il colmo della sfrontatezza». Secondo Gisela Piltz, esperta del partito liberale per le questioni interne, si tratta di «una sorpresa sgradevole», mentre Petra Pau, vicepresidente del Bundestag (la Camera bassa del Parlamento) ed esponente della Linke, parla di «una cosa da manicomio».

Il ministero degli Interni si affretta a precisare: il trasferimento delle informazioni sulla vita sessuale o l’iscrizione a un sindacato è sì formalmente consentito, ma rappresenta una pura circostanza teorica, in quanto tali dettagli sono irrilevanti nella lotta al terrorismo. Inoltre, ha spiegato un portavoce di Schäuble, l’articolo 12 prevede controlli speciali prima che i dati vengano trasferiti a Washington. Una puntualizzazione che non basta però a frenare le polemiche.

Già al momento della firma dell’accordo il delegato del governo federale per la protezione della privacy, Peter Schaar, aveva espresso forti dubbi. L’intesa estende infatti alcuni meccanismi del «Trattato di Prüm», siglato originariamente da sette Paesi Ue, anche agli Stati Uniti, senza che questi siano dotati degli stessi standard europei in materia di privacy. L’accordo di Prüm sulla cooperazione nella lotta al terrorismo, firmato nel 2005 e sottoscritto dall’Italia in un secondo momento, prevede una serie di controlli e diritti a tutela dei cittadini. Negli Usa, al contrario, la legge sulla protezione dei dati personali vale solo per i cittadini statunitensi e per gli stranieri che vi vivono da lungo tempo e non si applica alle informazioni provenienti dall’estero. Come a dire: una volta superato l’Atlantico, non si sa quello che succederà ai dettagli sui comportamenti sessuali dei tedeschi o sulla loro appartenenza sindacale.

Malgrado i dubbi, comunque, l’intesa dovrebbe assumere un valore esemplare, almeno nei piani di Washington. Lo scorso marzo il ministro Chertoff aveva chiarito di voler estendere i contenuti dell’accordo siglato con Berlino anche ad altri Paesi europei, senza fornire ulteriori dettagli. Un accenno che era bastato a sollevare le critiche della Commissione europea, preoccupata che altri Paesi Ue possano imboccare la strada di accordi separati e bilaterali con Washington. Passeranno comunque mesi prima che la Germania sveli all’intelligence Usa i dettagli della vita intima dei suoi cittadini sospettati di terrorismo o di gravi crimini. Per essere ratificato, l’accordo dovrà ricevere l’ok prima del presidente federale, Horst Köhler, e poi dei due rami del Parlamento tedesco.

La stampa

~ di ladycleopatra su Aprile 29, 2008.

Lascia una Risposta

Devi aver fatto il login per inviare un commento