NEL CULO… COME…CAPITOLO II°
Un vecchio sonetto, tanto caro ai nostri padri universitari, al punto dal vergarlo - come si suole - nei cessi e recessi degli atenei italiani, in tempi alquanto pericolosi, recitava:

Se Rosa, presa da improvvisa luce,
la sera in cui fu concepito il Duce,
avesse dato al fabbro predappiano
invece della sorca il deretano,
l’avrebbe preso in culo quella sera
Rosa soltanto e non l’Italia intera.
Il culo, quindi, come parafulmine addirittura per le tragedie nazionali. l’anonimo poeta rimpiange il fatto che Rosa, madre di Benito Mussolini, il giorno fatidico non si sia essa stessa fatta rompere le terga. Atto che avrebbe preservato «l’Italia intera» da una serie di lutti e tragedie che è superfluo rivangare in questa sede.
«Avere culo» o «avere il culo rotto» è sinonimo dell’essere fortunati mentre, per converso, con «farsi il culo» si intende il sottoporsi ad immane e particolarmente ingrata fatica.
Quest’ultimo motto popolare, probabilmente, deriva dal fatto che, facendo/si il culo, si debba far entrare un qualcosa sovradimensionato (nella fattispecie, il membro virile) in un orifizio di gran lunga più piccolo e che - pergiunta - si apre in genere verso l’esterno onde favorire l’atto del defecare. Ovvio che, dovendo accogliere un corpo estraneo che, anziché uscire, preme per entrare (e spesso con una certa impazienza), il poveretto è sottoposto ad una sollecitazione eguale e contraria a quella a cui è abituato. La qual cosa è cagione di un certo sforzo, nel migliore dei casi, e di una vera e propria fatica nei casi limite .
Tuttavia, a consolazione delle chiappette trepidanti delle fanciulle indecise, corre in soccorso il già citato lemma «avere il culo rotto» indicativo di grande fortuna, a dimostrazione che del prenderlo ben tosto nel retrobottega è più il gaudio che il dispiacere.
Questo checché ne dicano alcuni, secondo i quali subire - per una donna - la sodomia è un atto umiliante e prevaricante con cui il maschio ribadisce il suo potere.
Viceversa, siamo assolutamente convinti - e i nostri studi e le indagini ce lo confermano con ampio margine di sicurezza - che l’atto faccia assolutamente parte di quelle schermaglie erotiche che, come si diceva nel capitolo precedente, sono fondamentali per mantenere vivo il rapporto di coppia.

Nulla è umiliante se fatto con amore, coscienza e, soprattutto, in libera volontà.
Per converso, qualsiasi altro atto, oltre alla sodomia (fellatio, cunnilingus, unione “classica”…), che veda una delle due parti non consenziente, è senz’altro da catalogarsi sotto la voce «stupro» e pertanto perseguito a norma delle leggi vigenti.
I «must» dell’operazione, lo ripeteremo fino alla nausea, sono e restano quindi: predisposizione psicologica, desiderio di scoprire nuovi orizzonti, curiosità, rispetto della volontà del partner, delicatezza e metodo.
Se necessario, bisogna ripetere daccapo i «preliminari», onde rilassare e, nel contempo, riscaldare maggiormente il partner.
Bisognerà quindi che l’uomo prenda a carezzare la fanciulla lungo tutto il corpo, delicatamente, indugiando sul viso, sui seni, sul pube. Quindi, a piccoli baci, mordicchi, tenere leccatine, percorrere tutte le membra dalla testa ai piedi (compresi!) e quindi risalendo.
Giunti, ad esempio, alla fine del percorso sul piede destro (per dire), dopo avervi indugiato per un lasso di tempo sufficientemente lungo, elargendogli baci, piccoli morsi, leccatine, quando non suggendone golosamente le dita, è bene far girare la partner e ricominciare l’operazione partendo dal piede sinistro. Questa sorta di massaggio orale ha una doppia funzione: da un lato, come tutti i massaggi, ha un potere rilassante; dall’altra - dato l’uso dell’apparato oro-faringeo e l’occasione - risulta altamente eccitante. Le due cose, apparentemente contrastanti ma in realtà assolutamente complementari, si sono rivelate in più di un’occasione fondamentali per la riuscita dell’operazione. Difatti, a rilassarsi sono esclusivamente le membra, rendendo più cedevole - ça va sans dire - l’orifizio, mentre la psiche, per converso, è incendiata come il monte di Portofino in luglio e non desidera altro che il congiungimento carnale.
Dal secondo piede, con la partner sdraiata sulla pancia, si risale con baci delicati e piccoli colpi di lingua lungo la gamba, quindi - e qui risiede un trucco fondamentale - NON bisogna assolutamente cadere nell’errore di rivolgere le proprie attenzioni all’ano. Au contraire, si dovrà procedere, baciando e leccando, lungo l’esterno della natica, ad una curva a 90 gradi che vi riporti in asse con la spina dorsale. Da qui risalire, vertebra per vertebra, svisando ogni tanto con la lingua anche verso i muscoli dorsali, fino al collo e alle orecchie. A queste ultime due parti sarà necessario dedicare anche qualche leggero succhiotto.

Durante l’ascensione, sarà naturale per l’uomo giungere con l’apparato genitale a ridosso delle natiche della partner.
Divaricarle leggermente e appoggiare la punta del glande contro l’orifizio, iniziando un delicato movimento sussultorio-ondulatorio - senza penetrazione! - contemporaneamente al lavorìo della bocca e della lingua sul collo e sulle orecchie della donna.
Si noterà che la partner inizierà ad assecondare i movimenti, rispondendo con colpi del bacino e cercando di «impalarsi» al membro. Questa posizione è detta della «gondola».
Nonostante la situazione si faccia, a questo punto, assai piacevole, non è ancora giunto il momento della penetrazione. Senza lasciarsi prendere la mano, bisognerà iniziare l’operazione di sganciamento, ricominciando a scendere lungo la spina dorsale sempre baciando e leccando, ma questa volta puntando dritti al solco delle natiche.
Qui giunti, passare delicatamente la lingua lungo la fenditura fino a raggiungere l’agognato orifizio che - necessariamente - bisognerà prendere a leccare tutto attorno e, laddove possibile, all’interno, come in un cunnilingus. Data la minima distanza tra l’ano e il clitoride, sarà bene interessare a questa manovra anche la vagina.
A questo punto la situazione dovrebbe essere ottimale per preparare l’introduzione. Risalire quindi, senza smettere di baciare e leccare, di nuovo fino al collo, riappoggiando il pene contro le natiche della partner.
Con le dita, pescare dell’umore femminile dalla vagina e iniziare a lubrificare l’orifizio, penetrandolo con le dita per abituarlo alla dilatazione. E’ bene ripetere quest’ultimo passaggio due o tre volte.
Dopo questa operazione, tutto dovrebbe essere pronto per iniziare la procedura di introduzione del pene nell’ano.
La collaborazione della donna diventa adesso fondamentale. In ogni fase dell’operazione dovrà essere perfettamente cosciente di quanto sta accadendo e di quanto accadrà di lì a poco.
L’uomo dovrà raccogliere il più possibile il prepuzio sopra la cappella e, tenendolo fermo fra due dita, appoggiare il tutto all’orifizio.

E’ bene che la partner si prepari a sua volta, tenendo le natiche divaricate con le mani.
L’introduzione deve avvenire per gradi e di concerto tra i due amanti.
La cosa migliore è coordinarsi contando fino a tre. Al tre, l’uomo dovrà iniziare a spingere verso l’interno e la donna - per converso - verso l’esterno come a defecare. Questo le permetterà di dilatare più naturalmente l’orifizio e di evitarne il totale sfondamento verso l’interno.
Fermarsi dopo che il primo pezzo di membro è entrato.
La donna, a questo punto, comincerà a provare dolore e l’uomo dovrà essere pronto ad iniziare il movimento sussultorio-ondulatorio della copula badando a che il frammento di pene no esca.
Il movimento copulatorio serve a far passare la partner da uno stato doloroso ad uno stato pre-orgasmico. A questo punto, i due dovranno ricoordinarsi e, al tre, ripetere la fase precedente per permettere l’inserimento di un’altra «sezione penale».
E così via fino a totale introduzione dell’organo virile tra le frementi chiappe della fanciulla.
Conclusa l’operazione, buon divertimento.
Un consiglio: per un maggior giovamento della partner, sarebbe utile unire al predetto movimento sussultorio-ondulatorio, anche quello rotatorio.
L’orgasmo, specie quello della fanciulla, giungerà esplosivo e fortemente appagante.
Difficilmente una ragazza così trattata desidererà non ripetere più l’esperienza ma, al contrario, la cercherà ad ogni occasione.








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