BIRMANIA: PER NON DIMENTICARE,UNISCITI A NOI!
Le ultime news dalla Birmania:
martedì 6 novembre 2007
CATTIVE NOTIZIECi sono notizie non buone dalla Birmania,e purtroppo frammentarie come sempre.Vedi articolo:Medici nella casa di Aung San Suu Kyi, malata;link:Non si sa cosa abbia di preciso,si parla di mancanza di controlli passati che hanno portato a cattive condizioni di salute,ma nn si sa niente sulla gravità della cosa.
Intanto la visita di Gambari prosegue,nn si sa con precisione quale sia l’agenda degli appuntamenti,ma dovrebbe incontrare il premier birmano Thein Sein.
Non si sa nulla nemmeno sull’esito degli incontri già avuti,col ministro degli Esteri e quello del Lavoro,dell’Informazione e della Cultura.Ovviamente i media Birmani,controllati dalla Giunta,ignorano la sua visita.Ma anche l’ONU fornisce scarse informazioni,probabilmente è costretto a farlo finchè l’inviato sarà laggiu,chissà,x la sua sicurezza o x evitarne l’espulsione.Parrebbe improbabile comunque l’incontro col generalissimo Than Shwe,a causa delle tensioni provocate dall’espulsione di Petrie.
Anche gli USA stanno facendo pressioni affinchè si raggiungano risultati concreti,ed è in questo marasma che arriva la notizia delle condizioni di salute precarie di Aung San Suu Kyi.
Speriamo che si tratti solo di controlli di routine,e nn di una scusa del regime x nn farla incontrare con l’inviato ONU,o peggio,di condizioni più gravi,nn so che aggiungere,se nn sperare che chiunque abbia notizie più precise si faccia sentire.
A lei vanno i nostri migliori auguri…E ancora la Birmania isolata anche nel Web.Siti internazionali oscurati dal regime

Un articolo di: Michele Costanzo
La drammatica situazione di censura e repressione che sta coinvolgendo le proteste in Myanmar trova uno specchio anche nel web, a dimostrazione che neppure la rete si dimostra immune difronte alla cieca ostinazione di un regime sanguinario.
Al divieto di accesso ai giornalisti esteri e alle pesanti censure praticate a tutte le informazioni che escono dalla ex Birmania, si aggiunge un controllo sempre più stringente anche del web. Secondo un responsabile di Myanmar Teleport, da giovedì scorso nel paese è stato inibito l’accesso ai siti internazionali di qualunque genere. Rimangono raggiungibili solo i siti interni per i quali è per altro in atto un rigido controllo dei contenuti.
Qualcosa del genere, se pur di minore entità si era già vista tra fine settembre ed inizio novembre all’esplosione della protesta dei monaci buddisti che aveva trovato proprio nel web e nei blog una forte cassa di risonanza internazionale.
Fonte: Quomedia
Continuiamo a scrivere, non fermiamoci spezziamo la cortina
del silenzio!
Si può firmare online questo appello sul sito di Amnesty International:
Sostieni Amnesty International,BLOGGERS FOR BURMA: UNITI Per La BIRMANIA
Il loro manifesto
Chi sono i Bloggers for Burma? Sono 16 bloggers che vogliono far sentire la loro voce a sostegno di chi lotta pacificamente per la libertà. O, forse, solo 16 pazzi utopici che credono ancora che i diritti umani e la democrazia siano e debbano essere dei valori cardine del mondo di oggi e di quello di domani. Queste le nostre parole:
“I diritti umani, la libertà e la democrazia sono la linfa della società in cui noi viviamo. Diritti acquisiti e forse un po’ scontati per quelli nati, come me, dopo la nascita della Repubblica che ne hanno sentito il profumo nell’aria, per la prima volta, inspirata.
I diritti umani, la libertà e la democrazia sono, invece, per molti popoli concetti astratti di cui è persino vietato parlare. Per il Popolo Birmano una ragione valida per farsi massacrare.
Pacificamente, senza opporre resistenza.
In tempi di fanatismi religiosi che costano vite innocenti e minacciano i fondamenti della società civile, i monaci buddisti si uniscono al loro Popolo per chiedere il rispetto della loro grandissima dignità di uomini, di cittadini.
Non lasciamo che la loro giusta e onorevole protesta resti confinata in una piccola regione del mondo. I diritti umani, la libertà e la democrazia devono essere patrimonio di tutta l’umanità.
E perciò in un abbraccio mondiale gridiamo: “Free Burma!”
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